Turni Amazon massacranti. Ma è davvero così?

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Tutti noi conosciamo Amazon, colosso della vendita online statunitense. In Italia sono presenti svariati centri di distribuzione, ossia i magazzini in cui i prodotti Amazon vengono prelevati, imballati e infine spediti, ma anche centri di sviluppo e data center. Presente sul territorio nazionale dal 2010, Amazon conta in Italia oltre 9’500 dipendenti. Oggi parliamo dei turni Amazon e cerchiamo di capire come funziona la vita lavorativa presso i magazzini del colosso americano.

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Le politiche interne del gigante dell’ecommerce, però, non sono scevre da polemiche. In questi undici anni sono stati numerosi gli scandali legati alla gestione del personale, ad esempio quello legato all’ipotetico utilizzo di bracciali elettronici in grado di controllare i movimenti dei dipendenti, ma anche in relazione al lavoro su turni Amazon.

I lavoratori, infatti, lamentano turni di lavoro estenuanti, pause insufficienti e una mole di lavoro in grado di incidere negativamente sulla salute dei dipendenti.

Com’è organizzato il lavoro a turni Amazon

Il lavoro a turni Amazon comprende tre possibili orari: dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e, infine, il turno notturno, dalle 22 alle 6, senza poi considerare gli straordinari e i turni dei giorni festivi.

L’orario è perciò simile a quello adottato in molte altre aziende, ma le lamentele dei lavoratori riguardano soprattutto le richieste lavorative.

Prima fase del lavoro: Il picking è la fase nella quale vengono prelevati i pacchi. Secondo quanto riportano i lavoratori, in un turno di otto ore è possibile percorrere anche 20 chilometri.

Seconda fase del lavoro: la seconda fase è quella dell’impacchettamento, che richiede invece uno sforzo fisico per lo spostamento di carichi pesanti.

Se inizialmente i problemi coinvolgono la muscolatura di gambe, braccia e schiena, successivamente si presentano problemi più gravi, in particolare ai tendini, dovuti alla ripetitività dei movimenti.

Il lavoro è descritto come alienante, svolto all’interno di una gabbia metallica dove sono stoccati i prodotti, senza contatto con altri lavoratori e con una forte pressione temporale. I ritardi non sono tollerati: per questo motivo, molti dei lavoratori scelgono di ridurre la pausa, che consiste in una mezz’ora sulle otto ore.

Gli scioperi dei lavoratori Amazon in Italia e le repliche dell’azienda

A marzo 2021 si è tenuto il primo grande sciopero in Italia dei dipendenti Amazon, con un’adesione del 75% secondo i sindacati coinvolti. I lavoratori hanno chiesto anche la solidarietà della popolazione, invitando a non effettuare acquisti per ventiquattr’ore.

Sono molte le richieste avanzate: la revisione del lavoro a turni Amazon, una riduzione dell’orario per i corrieri, un carico di lavoro adeguato, buoni-pasto per i dipendenti e una maggior varietà nelle mansioni che prevenga la ripetitività del lavoro.

Le proteste hanno coinvolto tutta la Penisola da nord a sud, da Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, a Passo Corese, Rieti. Inoltre, ad ottobre è stato organizzato un ulteriore sciopero all’hub piacentino, per protestare contro il modello di lavoro imposto da Amazon, costituito da agenzie interinali e contratti a tempo determinato, che secondo gli organizzatori gioca a favore della precarietà dei dipendenti.

Qual è stata la risposta dell’azienda di Seattle? Secondo i manager, l’azienda mette già al primo posto la sicurezza dei dipendenti, assicurando la rotazione delle mansioni e imponendo ai propri dipendenti delle stringenti misure di prevenzione dei rischi sul lavoro, come ad esempio l’obbligo di mantenere una velocità al di sotto dei 15 km/h nei parcheggi, nei quali le auto vanno parcheggiate in retromarcia per consentire un flusso ordinato all’uscita.

Non solo: Amazon mette a disposizione dei propri lavoratori anche strumenti che facilitano il lavoro manuale, come macchinari per sollevare agevolmente carichi pesanti, ma anche convenzioni con palestre e centri di fisioterapia.

Inoltre, all’interno del centro di distribuzione stesso sono presenti medici, infermieri e persino psicologi, a servizio dei dipendenti. Ciononostante, queste misure non sembrano essere sufficienti a contrastare i malumori dovuti a ritmi di lavoro serrati e in condizioni fisicamente e psicologicamente usuranti.

L’importanza del benessere dei lavoratori

È noto che il benessere sul lavoro e nella vita privata incida fortemente sulle prestazioni. Per questo motivo, è bene prendersi cura di sé, ad esempio dedicando tempo agli hobby e alla famiglia o agli amici. Mantenere il giusto equilibrio tra la vita lavorativa e quella personale consente di costruire una riserva energetica da impiegare di fronte ad ogni sfida.

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Ma non è sufficiente che la vita al di fuori dell’azienda sia soddisfacente. Anche sul lavoro bisogna essere in grado di ritrovare la concentrazione, riposando per un po’ la mente e il corpo, attraverso un utilizzo efficace delle pause. Per questo motivo ogni azienda che si rispetti dovrebbe garantire il tempo per il relax dei propri dipendenti.

Sebbene la pausa nel lavoro a turni sia un diritto del lavoratore sancito dalla legge, è compito del datore di lavoro avvalorare questo momento della vita lavorativa, ad esempio fornendo tempistiche sufficienti e luoghi consoni. La pausa, inoltre, è anche il momento più adeguato a stringere rapporti con i colleghi, che possono essere proficui per l’attività professionale e contribuire ad un clima sereno.

È innegabile che in una realtà lavorativa in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze dei propri dipendenti si lavori meglio, con beneficio sia per i lavoratori che per l’azienda stessa. Perciò, in particolare per colossi come Amazon, è importante ascoltare le istanze dei propri dipendenti e fornire risposte ai problemi sollevati.

Solo così lo slogan di Amazon, “Work hard, have fun, make history” (“Lavora sodo, divertiti, fai la storia”), potrà diventare realtà.

Giacomo Lanzi

Giacomo Lanzi

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