Aprire un distributore automatico di bevande, bibite e snack, quanto costa?

Aprire distributore automatico
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Diffusi da tempo negli Stati Uniti, da qualche tempo i distributori automatici, noti anche come “vending machine”, sono apparsi sempre più spesso in Europa, iniziando a riscuotere un buon successo in Italia. E in breve tempo la loro popolarità è aumentata esponenzialmente.

Il settore ha vissuto un’impennata grazie all’emergenza sanitaria legata alla Pandemia da Coronavirus. La chiusura prima, e le successive limitazioni delle attività di vendita diretta al pubblico, hanno favorito la diffusione delle attività automatiche H24.

Oggi, chi desidera investire nelle vending machine ha l’opportunità di farlo anche in franchising, godendo delle agevolazioni previste. Questa attività si caratterizza anche per le molteplici tipologie contrattuali disponibili, e per i formati offerti; a variare, di conseguenza, sono gli investimenti e le merci trattate.

Quanto costa un distributore automatico di caffè?

Concentrando l’attenzione sui distributori automatici di caffè, e di bevande calde in genere, chi desidera iniziare dovrebbe prevedere un investimento minimo di circa 1.000/2.000 euro. In genere, un modello di piccole dimensioni ha costi che si aggirano tra gli 800 e i 1.000 euro. Per un distributore di grandezza media si sale, in un range tra i 1.200 e i 1.800 euro. 

I più grandi, in alcuni casi, possono richiedere anche 2.500 euro. Si tratta comunque di un costo non troppo elevato, soprattutto se posto a confronto con quello dei distributori di sigarette. In tal caso, infatti, la spesa tende a variare tra i 1.500 e i 7.000/8.000 euro. Considerando un distributore base, capace di offrire 40 bicchieri, il costo medio si avvicina ai 4.500 euro, ed è destinato a cambiare a seconda dei componenti. 

Esistono anche distributori combinati, super accessoriati e dotati di interfaccia touch-screen, il cui costo può arrivare a superare i 20.000 euro.

Quanto costa un distributore automatico di snack?

Molto popolari, soprattutto nelle grandi città, sono i distributori automatici di snack, al cui interno sono “stipati” prodotti sia dolci che salati. Dalle brioche ai crackers, dai grissini alle gallette, fino a patatine, barrette di ogni tipo, frutta secca e molto altro. 

Quanto costa un distributore automatico di snack

Ormai chi lo desidera può acquistare facilmente anche articoli senza glutine e per vegani. Ma quali sono i costi di questa tipologia di distributori? Il costo medio è di circa 2.000 euro. Anche qui può essere fatta una distinzione in base alle dimensioni. Per i più piccoli i costi vanno dai 700 ai 1.200 euro, salendo fino a 1.800 per i distributori medi e raggiungendo i 3.000 euro per alcuni distributori super accessoriati di grandi dimensioni. 

L’avvio di una nuova attività comporta anche il sostenimento di spese burocratiche. Le principali sono quelle legate all’apertura di una ditta individuale (o di società), con costi tra i 1.000 e i 2.000 euro, all’apertura di una base Inps (nessun costo iniziale ma, successivamente, una spesa di poco inferiore ai 1.000 euro a trimestre) e alla richiesta di permessi e SCIA (tra i 500 e i 1.000 euro).

Dove si possono installare i distributori automatici?

dove si possono installare i distributori automatici

Certamente sono i luoghi “affollati”, e a transito elevato, a regalare a chi gestisce uno o più distributori automatici le maggiori soddisfazioni. In particolare, è dove si concentrano le persone più giovani che si assiste a vendite più sostenute: scuole e università, ostelli, palestre e comunità. Distributori di benzina, aeroporti e stazioni sono altri luoghi consigliati.

Per avere un’idea più chiara del posto in cui dove procedere con l’installazione, risulta utile effettuare un’analisi preventiva della zona, considerando la tipologia di prodotti che si ha intenzione di vendere.

Requisiti per installare e iniziare la vendita

Prima di entrare nel merito dei requisiti richiesti per l’installazione dei distributori automatici, e la conseguente vendita di prodotti, è necessario fare una premessa sulle due possibili modalità di vendita. Quest’ultima può essere effettuata, in primo luogo, in un locale adibito in modo esclusivo. In tal caso, l’attività è considerata alla stregua dell’apertura di un nuovo esercizio destinato alla vendita al dettaglio. 

In quanto tale, è soggetta a quanto stabilito per il commercio al dettaglio. Somministrando alimenti e bevande, il gestore risponderà alle disposizioni riferite agli esercizi di questo tipo. 

Ma sul mercato sono presenti anche distributori inseriti in attività commerciali già in esercizio. Per poter iniziare ad operare, i gestori sono tenuti a presentare al SUAP la “segnalazione certificata di inizio attività”, prevista dall’articolo 19, Legge 07/05/1990, n.241. La certificazione permetterà solamente di avviare l’attività di distribuzione degli apparecchi. La vendita attraverso apparecchi automatici, se esercitata in un locale ad uso esclusivo, dovrà sottostare alle disposizioni che regolano l’apertura di un esercizio di vicinato (art.17 del Decreto Legislativo 31/03/1998, n. 114). 

Per quanto concerne i requisiti oggettivi, i locali che accolgono i distributori devono poter offrire una destinazione d’uso compatibile con quanto previsto dal piano urbanistico del Comune di appartenenza. 

È richiesto anche il rispetto delle norme in ambito di urbanistica, igiene pubblica (ed edilizia), tutela ambientale, tutela della salute all’interno dei luoghi di lavoro e sicurezza alimentare, oltre a rispettare i regolamenti locali di polizia urbana annonaria.

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