Economia circolare: come applicarla ai distributori automatici?

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distributore automatico economia circolare Zero Plastic

Nel mondo di oggi è una necessità quella di evolversi verso uno stile di vita più sostenibile per l’ambiente. Scegliere di vivere in maniera più green è una necessità per il bene del pianeta, ma di conseguenza anche per la nostra salute. L’economia circolare è uno dei mezzi con cui possiamo metterlo in pratica.

Anche nel mondo dei distributori automatici una rivoluzione è necessaria. Già oggi, i distributori non sono più quei massicci produttori di plastica monouso che probabilmente rappresentavano nell’immaginario comune. Infatti, negli ultimi anni sono state adottate soluzioni di vario tipo per ridurre l’impatto ambientale della distribuzione automatica, anche grazie ai principi dell’economia circolare.

Partiamo dalla definizione: cos’è l’economia circolare

L’economia circolare è una prospettiva per un sistema economico più sostenibile. Le parole chiave sono tre: riutilizzo, rinnovo, riciclo. Questo sistema, infatti, propone di progettare prodotti e servizi che possano massimizzare il proprio utilizzo e che possano essere riciclati una volta esaurita la loro funzione.

I pilastri su cui si fonda l’economia circolare sono:

  1. L’utilizzo di energie rinnovabili e materie prime biodegradabili o riciclabili.
  2. La condivisione delle risorse per evitare gli sprechi.
  3. L’estensione del ciclo di vita dei prodotti: riparare e aggiornare, anziché sostituire.
  4. La creazione di nuovi cicli produttivi, con il riciclo degli scarti.

L’economia circolare si propone di sostituire la concettualizzazione che la precede, quella di economia lineare. L’economia lineare, all’opposto, è quella che estrae le materie prime, le sfrutta nella creazione di un prodotto, che viene consumato e poi scartato. Perciò, nell’economia lineare ogni prodotto diviene scarto, senza tener conto dell’inquinamento prodotto da ciascuna fase di vita del prodotto. Viceversa, nell’economia circolare l’obiettivo è reimmettere il prodotto sul mercato, recuperarlo e rigenerarlo.

I distributori automatici hanno intrapreso un cammino di ecosostenibilità

Ti sembrerà fosse assurdo, ma il settore della distribuzione automatica è un importante sostenitore di politiche più green. È vero, i distributori automatici hanno rappresentato a lungo un colosso tra i produttori di scarti derivanti da plastica monouso, ma oggi non è più così. Anzi, grazie alla diffusione su larga scala dei distributori automatici, questi potrebbero diventare tra i maggiori stimoli al cambiamento.

I primi passi compiuti dall’industria dei distributori automatici sostenibili sono stati nella direzione di trovare materiali alternativi alla plastica con cui sostituire i bicchierini e le palette tradizionali. Questa fase ha avuto facile successo, grazie alla produzione di bicchieri in carta accompagnati da palette in legno. Sono invece state riscontrate maggiori difficoltà nel sostituire con materiali differenti le bottigliette in plastica, anche se qualche soluzione è stata ideata. Ad esempio, l’azienda che produce l’acqua Sant’Anna ha creato delle bottigliette in materiale di origine vegetale in grado di decomporsi facilmente.

Tuttavia, le soluzioni finora ideate partono da un principio che forse andrebbe esplorato più a fondo, ossia quello di eliminare l’utilizzo della plastica. Questa risoluzione, però, oltre ad essere di difficile applicazione, non sembra definitiva. Infatti, è ben noto che la plastica è un materiale inquinante e che la sua cattiva gestione è causa di molte catastrofi ambientali, ma non necessariamente i materiali con i quali viene sostituita risolveranno questo problema.

Sebbene la carta con la quale vengono prodotti i nuovi bicchieri dei distributori automatici possieda il certificato PEFC, che attesta la provenienza da foreste gestite in modo ecosostenibile, è tuttavia possibile che il problema degli scarti si ripresenti anche quando ad essere utilizzati sono altri materiali. Per questo motivo, l’economia circolare si pone come una soluzione preferibile.

World Matic Zero Plastica 3

Per l’economia circolare, ogni materia prima utilizzata è una risorsa

Come abbiamo detto, l’economia circolare si pone come obiettivo il riutilizzo e il riciclaggio delle materie prime. In questo modo, anziché produrre scarti, vengono prodotte materie prime seconde. Con questo principio, l’utilizzo della plastica non è da considerarsi un tabù, purché la plastica venga successivamente reimpiegata.

La tipologia di plastica più comune utilizzata per le bottigliette d’acqua è il PET. Con il corretto smaltimento, il riciclo della plastica genera rPET, che può essere utilizzato per creare nuove bottiglie, contenitori di vario genere, indumenti, moquette e tanto altro. Ad esempio, la Coca-Cola, che già oggi impiega bottiglie in parte costituite da rPET, ha stabilito come obiettivo di arrivare a creare bottiglie che contengano il 50% di rPET entro il 2025.

Per questo motivo, è importante che i distributori automatici forniscano la possibilità di riciclare correttamente il materiale, in pieno rispetto dei principi dell’economia circolare. Questo già avviene in alcuni casi, ad esempio sono stati denominati “distributori di bottiglie alla rovescia” dei distributori che offrono la possibilità di raccogliere le bottiglie vuote e di ottenere così un piccolo compenso economico. Questo esempio di economia circolare dimostra che il passaggio da una mentalità “zero plastica” a una mentalità “zero rifiuti” potrebbe costituire la soluzione migliore in termini di ecosostenibilità.

Un altro progetto, che riguarda una diversa materia prima, è quello messo in piedi da World Matic, che ha deciso di raccogliere i fondi di caffè dai propri distributori automatici e fornirli ad Azienda a Km Zero, un’azienda specializzata nella produzione di stufe, che utilizzerà gli scarti del caffè per trasformarli in pellet. In questo modo, potrai goderti il tuo caffè senza preoccuparti dell’impronta ambientale che ti lasci alle spalle!

Distributori Automatici Caffe Economia Circolare 2

L’economia circolare è un modello economico che mira alla sostenibilità, ripensando in maniera innovativa all’intero ciclo di produzione e consumo. L’obiettivo è la riduzione dei rifiuti tramite l’estensione della vita dei prodotti.

In un articolo precedente abbiamo parlato di quali siano i principi dell’economia circolare, ma – come si suol dire – tra il dire e fare c’è di mezzo il mareCome possono essere applicate queste teorie? Quali casi possiamo vedere come esempi di economia circolare ben applicata?

Esempi di economia circolare

L’up-cycling come mezzo dell’economia circolare

I migliori esempi di economia circolare partono dal principio dell’up-cycling. L’up-cycling è un processo tramite il quale i materiali di scarto vengono riutilizzati in maniera creativa. In questo modo si crea un valore maggiore rispetto a quello del materiale utilizzato. Insomma, lo scarto di qualcuno può essere un tesoro da reimpiegare per qualcun altro.

L’up-cycling, ancora più del riciclo, riduce i costi ambientali ed economici della produzione di nuovi oggetti. Inoltre, si tratta di una modalità che puoi fare tua anche a casa: è sufficiente googlare “up-cycling” per trovare molte idee su cosa possa essere realizzato con i materiali di scarto.

Ma come è possibile applicare questo principio alle aziende? Esistono molti esempi virtuosi, che sono persino raccolti in un “Atlante dell’economia circolare”, un progetto voluto dal Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali e da Erion, un multi-consorzio per la raccolta di rifiuti elettronici. L’Atlante raccoglie in una piattaforma online svariati esempi di economia circolare nel territorio nazionale.

La storia di Favini e delle sue carte ecologiche

Tra gli esempi di economia circolare spicca la storia di Favini, azienda specializzata nel packaging e nella produzione cartotecnica. Quest’azienda ha adottato a pieno il principio dell’up-cycling, utilizzando scarti di diverso tipo per la produzione di carta ecologica. Ad esempio, la carta Crush viene realizzata con l’impiego degli scarti di prodotti agro-alimentari e di origine naturale, come i noccioli di ciliegia, le scorze delle arance, i resti delle pannocchie, i fiori di lavanda e molti altri.

Questo meccanismo è possibile anche grazie alla simbiosi industriale, ossia la cooperazione tra stabilimenti diversi per riutilizzare gli scarti industriali. Un esempio di ciò è quanto avviene tra Favini e le aziende che producono caffè. Una volta raccolto, il chicco di caffè viene innanzitutto tostato per essere poi macinato. Durante la tostatura, una pellicola argentea che riveste il cicco, detta appunto silverskin, si separa e viene spesso gettato. In realtà, la silverskin può essere riutilizzata per vari scopi: può essere utile nel realizzare pannelli per l’isolamento acustico, può servire per estrarre materiali utili alla produzione di cosmetici ma, appunto come realizzato da Favini, può divenire anche una componente per la realizzazione della carta.

Favini ha impiegato, nel corso della sua storia, diversi materiali originali da cui possono essere ricavate componenti per la realizzazione della carta. Tra gli esempi di economia circolare offerti dall’azienda, infatti, si possono trovare anche Remake, una carta realizzata con gli scarti della lavorazione del cuoio e della pelle, e Alga Carta, che impiega le alghe che proliferano nella laguna di Venezia.

Altri esempi di economia circolare: dai tessuti di agrumi ai funghi nati dal caffè

L’azienda citata è soltanto una delle molte virtuose rientrate nell’Atlante. Sono molte, infatti, le aziende che meriterebbero di essere citate per il loro impegno. Ci accontentiamo però di portare soltanto altri pochi esempi.

Ti sei mai chiesto di che cosa sono costituiti i vestiti che indossi? In alcuni casi potrebbero essere composti nientemeno che da… agrumi. Infatti, l’azienda OrangeFiber ha trovato il modo di reimpiegare gli scarti della produzione di succhi di frutta, utilizzandoli per costruire dei prodotti tessili che sono richiesti oggi anche da grandi marche di vestiario, come H&M e Salvatore Ferragamo.

Una fattoria urbana in Toscana, invece, Circular Farm, ha ideato il progetto Funghi Espresso, con l’obiettivo di donare nuova vita agli scarti di un altro dei prodotti maggiormente consumati nel nostro paese, ossia il caffè. Funghi Espresso, infatti, è un’iniziativa che si propone di coltivare funghi a partire dai fondi di caffè, che costituiscono ottimi fertilizzanti. In questo caso, la materia prima, ossia i rimasugli del caffè, viene recuperata direttamente dai bar limitrofi alla fattoria. Questo progetto non solo trova un impiego per il prodotto di scarto del nostro consumo quotidiano di caffeina, ma la coltivazione del fungo nel caffè presenta anche dei vantaggi sul prodotto finale: ovviamente, il caffè non contamina il sapore dei funghi, ma grazie alle sue proprietà come terriccio li rende più carnosi e profumati.

esempi di economia circolare funghi espresso

Insomma, sono molti gli esempi di economia circolare da cui trarre ispirazione. Aziende diverse, appartenenti a settori tra loro variegati, si stanno attivando sempre di più per fare la loro parte nella difesa dell’ambiente e nella creazione di cicli di produzione e consumo sostenibili.

Speriamo quindi che questo articolo possa ispirare anche altre realtà aziendali a implementare progetti di innovazione del prodotto sempre più green.

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